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“La Spugna Naturale”

Spugne: cosa sono?
Un oggetto con cui abbiamo avuto familiarità fin da bambini è la spugna, anche se oggi le spugne usate nella vita quotidiana sono spesso sintetiche e poco hanno a che fare con i nostri mari. Forse sorprenderà il fatto che la spugna sia un animale e non una pianta, e nell’ordine evolutivo appartiene ai primi esseri pluricellulari formatisi sulla Terra.
Le spugne appartengono alla famiglia dei Poriferi. Quelle usate nella vita domestica sono nello specifico la Spongia officinalis e Spongia equina, usate per le caratteristiche dello scheletro assai elastico e morbido, fatto da aghi di carbonato di calcio o silice, detti spicole, e da fibre proteiche di spongina.
Hanno all'estremità una larga apertura detta "osculo" (bocca, in latino). La cavità interna (spongocele) è rivestita da tante cellule (coanociti), che con il loro lungo flagello (una sorta di tentacolo) creano una corrente d'acqua, che entra dai pori e esce dall'osculo; in questo continuo flusso i microrganismi animali e vegetali presenti nell'acqua vengono filtrati e servono come alimento.

Poiché i coanociti (le cellule interne) si nutrono ciascuno per proprio conto come individui singoli, una spugna ingerisce solo frammenti piccoli come batteri, alghe microscopiche, protozoi, uova e cellule sessuali isolate. Il volume d'acqua filtrato da una spugna di medie dimensioni è di circa due litri al minuto. In genere, le spugne crescono nei mari piuttosto caldi, tranquilli e puliti, vivono in colonia, cioè in grandi gruppi, e sono diffuse sui fondali rocciosi e sulle barriere coralline fino alle profondità di 200m.
Possono essere di grandezza assai diversa: da qualche millimetro a 2 metri di altezza, e si presentano con colori molto vari: scuri in acque profonde; brillanti nelle acque più basse. Un fatto interessante è che sono una specie rinnovabile, dunque, qualora sia tagliata regolarmente, sul posto dove ce n’era una, crescerà un’altra spugna.
Sono capaci di riprodursi asessualmente tramite gemmazione o sessualmente, dando origine a una larva che nuota per trovare un posto dove fissarsi. Sono anche in grado di rigenerare parti danneggiate o mancanti, perché crescano in diametro fino a circa 15 cm ci vogliono da 2 a 4 anni.
Spugne naturali grezze

Nei mari in tutto il mondo esistono oltre 5000 diverse specie di spugne, ma soltanto una quindicina di loro ha un valore impiegabile, le quali vengono chiamate dai pescatori "spugne addomesticate", tra queste possiamo distinguere: la spugna denominata ARCIPELAGO, FINE DAMA e ORECCHIO DI ELEFANTE.
In tutto il bacino del mare Mediterraneo crescono le migliori spugne della qualità ARCIPELAGO.

Spugne naturali arcipelago
Spugne naturali arcipelago sbiancate
Nei fondali bassi (30-50 m.) quelle di colore più chiaro e con una consistenza morbida ed ancora oggi raccolte da pescatori che scendono protetti da tute con scafandro, mentre a profondità superiori (50-200 m) quelle di colore più scuro e consistenza molto robusta e raccolte con il sistema delle reti a strascico. Funzione della spugna della qualità ARCIPELAGO è quella di massaggiare contemporaneamente la pelle ed i muscoli, riattivando la circolazione.
Di ottima qualità e di forma arrotondata, la cosiddetta Dalmata Fina, cresce in diametro fino a 40 cm, ed è caratterizzata dalla struttura molto fine, per la quale è ricercata e apprezzata sul mercato. Il suo utilizzo è particolarmente indicato per pelli delicate come quelle dei bambini e per il make-up (possibilità di stendere in modo uniforme il fondotinta compatto e la cipria) ottima soprattutto la loro funzione struccante.
Spugne naturali fine dama sbiancate
Oltre a questa, nell’Adriatico si trova un’altra specie di spugna, chiamata l’Orecchio d’elefante, per la sua forma particolare e per la robustezza caratteristica. Essa può crescere in diametro fino a 1 metro.
Spugna naturale orecchio di elefante
 

La pesca
La pesca e la lavorazione delle spugne è un mestiere vecchio che risale all’epoca antica, all’inizio compare sulle isole del Mare Egeo e poi in tutto il Mediterraneo. I primi sommozzatori andavano in apnea fino alle profondità di 30m, e poi con l’aiuto della cosiddetta "campana", l’attrezzo che permetteva al sommozzatore di respirare l’aria ingabbiata, si andava anche in profondità più grandi.

La lavorazione delle spugne
La prima nota riguardo la lavorazione delle spugne risale al 1522, quando ebbe inizio lo sviluppo del mestiere tra i popoli che si trovano sulla costa orientale del Mediterraneo.
La spugna, estratta dal mare, è coperta da una pellicola sottile, di colore scuro, quasi nero, con numerosi fori attraverso i quali essa si nutre con il flusso del mare. Perché la spugna possa acquistare il suo colore riconoscibile, giallo chiaro, è necessario, dopo la pesca, levare la pellicola, la sua struttura chiara che abbiamo come risultato è, in fondo, lo scheletro della spugna composto da un materiale speciale, spongin, nel quale si trova ben 14% di iodio. Fino al 1912, i pescatori delle spugne levavano questa pellicola scura pestando e risciacquando le spugne, cioè manualmente, il che rallentava il processo della lavorazione e aumentava il prezzo del prodotto finale. All’inizio del XX secolo nella lavorazione delle spugne entra il solfato di sodio, che facilita l’asportazione delle componenti calcaree, quindi la spugna acquista molto più velocemente il colore chiaro, ed inoltre, l’intero processo di lavorazione è, sostanzialmente, più semplice.

L’utilizzo della spugna
La spugna, utilizzata per le pulizie e i lavaggi, è nota come un prodotto estremamente igienico e di ottima qualità. L’adoperavano già nell’antica Creta, mentre gli antichi Romani con la spugna l’Orecchio d’elefante foderavano le massicce armature di metallo dei loro soldati. Nel Medioevo iniziò l’uso della spugna in medicina. Nell’età moderna, considerando la crescita dell’utilizzo della spugna, con l’introduzione di diversi materiali sintetici si è cercato di superare le sue caratteristiche uniche, ma senza successo. Le spugne sintetiche non possiedono tali capacità di assorbire, tenacia e morbidezza, la spugna naturale rimane sempre il miglior prodotto per lavaggio e cura. Oltre agli scopi cosmetici e igienici la spugna si utilizza anche per il restauro delle opere d’arte, per la lavorazione fine della ceramica, della porcellana (Orecchio di elefante), nonché in medicine e nei laboratori.
Viene utilizzata anche dagli imbianchini per ottenere il famoso effetto “spugnato” e nell’industria grafica (Arcipelago), essendo la spugna naturale uno dei pochi materiali resistenti ai solventi utilizzati per la pulizia dei cilindri di stampa.

Lavarsi è una cura
Da millenni l'uomo ha avvertito il bisogno di purificare il proprio corpo e l'ambiente circostante attraverso la pulizia con i sistemi più svariati: dalla miscela di olio e cenere usata dai sumeri, alla crusca di riso delle nostre bisnonne, al sapone, fino ai moderni detergenti. Storicamente la funzione della pulizia appare quella di migliorare le condizioni di vita, sia sotto il profilo igienico e preventivo ("igiene" viene dal greco hygiene, che significa "arte della salute") che estetico. Migliorando l'aspetto e l'odore della persona, la pulizia ha inoltre una funzione sociale molto importante, e contribuisce notevolmente al benessere psicofisico. Inoltre, la pulizia del corpo può essere, oltre che una necessità igienica, un piacere e una forma di autoterapia. Dedicare un po' più di tempo al lavaggio quotidiano significa dedicare più tempo a se stessi, curarsi oltre che pulirsi. Spesso dimentichiamo quanto sia importante, ad esempio, l'azione del massaggio che una spugna naturale può fornire al nostro corpo: riattiva la circolazione, "scioglie" i muscoli troppo contratti, permette alle sostanze eudermiche di penetrare in profondità e in generale favorisce il riequilibrio energetico dell'organismo. La natura ci offre una vastissima gamma di prodotti vegetali e minerali che, non rappresentano un sovraccarico per l'ambiente, essendo privi di tossicità e perfettamente biodegradabili.

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